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Si chiamava
Moammed SceabDiscendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nomeFu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffèE non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandonoL’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fieraE forse io solo
so ancora
che visseGiuseppe Ungaretti, In Memoria, 1916